Il diario di un "signor nessuno".
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E' noto che:
1-L'Europa ci chiede di intervenire per abbreviare i processi che ritiene troppo lunghi.
2-L'impatto calcolato della nuova legge sul "giusto processo" attiene all'uno per cento dei processi (secondo quanto dichiarato dal ministro della giustizia).
Se ne deduce che una sola delle tre proposizioni seguenti può essere vera (da cui il trilemma, un dilemma con tre scelte anzichè due):
a: La situazione italiana non è quella che ci descrive l'Europa.
b: Il governo non ha alcun bisogno di intervenire perchè le norme attuali vanno più che bene.
c: La legge che ci propone il governo è inutile per rientrare nei parametri europei perchè riguarda troppo pochi casi.
Qualunque sia la risposta scelta, a nessuno viene il sospetto che ci stiano prendendo per l'ennesima volta in giro?
Si parla naturalmente dell'impropriamente detto Lodo Alfano e della relativa sentenza di illegittimità costituzionale pronunciata proprio ieri dalla Corte Costituzionale.
Ci sarebbe parecchio da scrivere, fra le intemerate affermazioni di esponenti della maggioranza e quelle del presidente del consiglio, che appare alternativamente fuori dalla grazia di Dio o semplicemente un cafone se si guarda alle affermazioni contro il Presidente della Repubblica o agli insulti che ha rivolto alla Bindi, ma preferisco soffermarmi su quello che dovrebbe essere il cardine di tutte le argomentazioni e che invece viene solo marginalmente tenuto in considerazione: il diritto.
E se ci limitiamo a prendere in considerazione solo questo, la sentenza di bocciatura era già scritta, appunto, in quella precedente, la 24/2004 relativa all'illegittimità del cosiddetto Lodo Schifani, che trovate integralmente qui.
Prendiamo innanzitutto in considerazione i motivi per cui si riteneva che quest'ultima legge fosse costituzionalmente ineccdepibile e che quindi avrebbe passato indenne la verifica di legittimità costituzionale:
1 - Nella 24/2004 la Corte aveva recepito il concetto di costituzionalità di un "ombrello" protettivo a chi governa il Paese, presiede lo Stato e il Parlamento, ma aveva identificato quattro punti in cui il Lodo Schifani non corrispondeva pienamente ai requisiti di costituzionalità, uno dei quali era il contrasto con l'art. 3 della Costituzione (Uguaglianza dei cittadini).
La maggioranza sosteneva che tutti e quattro i rilievi erano stati accolti e quindi la legge avrebbe dovuto considerarsi costituzionalmente legittima.
2 - Nella sentenza 24/2004 non si fa alcun riferimento alla necessità di regolare la materia con legge costituzionale, ex art. 138 Cost. per cui la legge ordinaria è più che sufficiente.
Prendiamo adesso la sentenza e vediamo se costoro hanno ragione.
"Considerati in diritto [omissis] 8: La Corte ritiene che anche sotto altro profilo l'art. 3 Cost. sia violato dalla norma censurata.
(Il primo riguarda il fatto che il Lodo Schifani prevedendo rinvio sine die pregiudicava il diritto alla difesa dell'imputato, e questo vizio è stato in effetti sanato dal Lodo Alfano, questo per completezza d'informazione)
Questa, infatti, accomuna in unica disciplina cariche diverse non soltanto per le fonti di investitura, ma anche per la natura delle funzioni e distingue, per la prima volta sotto il profilo della parità riguardo ai principi fondamentali della giurisdizione, i Presidenti delle Camere, del Consiglio dei ministri e della Corte costituzionale rispetto agli altri componenti degli organi da loro presieduti. Né vale invocare, come precedente e termine di comparazione, l'art. 205 cod.proc.pen. il quale disciplina un aspetto secondario dell'esercizio della giurisdizione, ossia i luoghi in cui i titolari delle cinque più alte cariche dello Stato possono essere ascoltati come testimoni.
Dunque il Lodo Schifani era illegittimo anche perchè faceva disinzione fra Presidente del Consiglio e ministri, fra deputati e Presidente della Camera, fra senatori e Presidente del Senato e fra Presidente della Corte Costituzionale e giudici della Corte.
Qualcuno ritiene che depennare il Presidente della Corte Costituzionale dai beneficiari del lodo abbia sanato la questione o forse il vizio è esattamente tale e quale?
Bene, al termine dello stesso punto 8 si legge:"Ne consegue che si riscontrano nella norma impugnata anche gravi elementi di intrinseca irragionevolezza.
La questione è pertanto fondata in riferimento agli artt. 3 e 24 della Costituzione.
Resta assorbito ogni altro profilo di illegittimità costituzionale."
Quindi la Corte sostiene qui che questi elementi di intrinseca irragionevolezza sono già sufficienti e pertanto in base al principio di economia anche le altre questioni sollevate dal "giudice a quo" (Il Tribunale di Milano), fra cui la violazione ex art. 138 (quello che prevede la regolazione delle materie da effettuarsi con leggi costituzionali) sono "assorbite" e su queste quindi la Corte NON SI PRONUNCIA.
Dove questo voglia dire che la sentenza 24/2004 ha autorizzato il legislatore a regolare la materia per legge ordinaria lo sa soltanto chi fa affermazioni di questo genere.
Sarebbe quindi opportuno separare il grano dall'oglio: non basta affermare, come fa ad esempio Cota, del quale si ignorano trascorsi di insigne giurista, che una legge è costituzionale, perchè questa lo sia veramente, e neanche basta affermare che una sentenza sia stata recepita se poi non lo è, come si vede chiaramente qui.
Perciò è anche del tutto scorretto, ora, accusare la Corte perchè rispetto alla precedente sentenza ha cambiato le carte in tavola ed ha annullato il Lodo Alfano.
Bastava leggere bene la sentenza e farlo meglio.
Nel gran bailamme di querele, insulti, risarcimenti miliardari e ventilati attacchi alla libertà di stampa con manifestazioni annesse e connesse, arriva come un fulmine a ciel sereno la notizia che il ministro Carfagna ha querelato (spero si tratti di querela, come riportato dal sito del quotidiano, e non di richiesta risarcimento danni, visto che ad Anno Zero ieri sera belpietro ha pesantemente insultato la De Gregorio perchè ha parlato di querela al proprio giornale mentre trattavasi di risarcimento danni e non vorrei che la stessa sorte toccasse a noi) il quotidiano La Repubblica.
Fulmine a ciel sereno per almeno due motivi.
Il primo è che in un momento come questo, in cui la situazione politica è tale che vi sono fibrillazioni per programmi con difficoltà di messa in onda e con una manifestazione a difesa della libertà di stampa rinviata alla prossima settimana solo per motivi di opportunità e non per cessata materia del contendere, si pretenderebbe da un ministro della Repubblica una migliore, e più intelligente, capacità di scegliere il tempo e l'opportunità.
Il secondo è che, sia detto in tutta sincerità, la richiesta in se è ridicola, futile e soprattutto pretestuosa.
Il ministro infatti non querela il quotidiano per averla insultata, vilipesa oppure per avere riportato fatti non veri, bensì per aver pubblicato due articoli (fra l'altro a distanza di un mese) in uno dei quali si riportavano le parole del comico Sabina Guzzanti alla manifestazione "No Cav Day" e nell'altro si citava un'intercettazione pubblicata sul Nouvel Observateur.
Quindi in fin dei conti non è farina del quotidiano romano, e neanche opinione, che la signora abbia ottenuto il ministero grazie ad una fellatio eseguita sul nostro premier, quanto piuttosto della Guzzanti e del Nouvel Observateur.
Verrebbe da domandarsi innanzitutto perchè invece di querelare la comica ed altri quotidiani, come Il Foglio che ha riportato le stesse frasi della Guzzanti o il quotidiano francese che vi ha in seguito aggiunto del suo, lo staff legale del ministro querela, guarda caso, uno dei quotidiani schierati in prima linea contro il premier.
La risposta ufficiale ovviamente è tanto rapida e disinvolta quanto pretestuosa: non è il singolo articolo, come già sostengono i legali del premier quando gli viene chiesto perchè citano in giudizio interi numeri dei quotidiani, quanto il "combinato disposto" degli articoli e la loro collocazione temporale che lascia presupporre lo scopo diffamatorio.
Quindi, se non è ancora sufficientemente chiaro, non è l'articolo che cita le battute della Guzzanti (e neanche la Guzzanti verrebbe da dire) ad essere diffamatorio, quanto la lettura ravvicinata e/o comparata dei due che identifica una linea ed è quindi "offensivo oltre ogni limite".
Peccato che i due articoli siano usciti uno il 9 luglio e l'altro il 6 di agosto dell'anno 2008, cioè a distanza di un mese l'uno dall'altro e pubblicati per giunta oltre un anno fa.
Se gli avvocati ed il ministro hanno impegnato tutto questo tempo per i necessari colegamenti noi uomini della strada quanto avremmo dovuto metterci secondo loro?
Probabilmente meno, perchè quello che ha urlato in piazza la Guzzanti e che Repubblica ha riportato più o meno fedelmente, molti italiani lo avevano immaginato ben prima che la Guzzanti lo urlasse nelle piazze e che Repubblica ne citasse gli stralci.
Anche se, furbi come sono, non lo hanno detto a nessuno. Tante volte qualcuno querelasse...
Noi saremo anche prevenuti, dato che il diversamente sincero ci è proprio insopportabile, ma voi uno spettacolino come quello di stasera, in cui si celebra la consegna di prefabbricati regalati dalla provincia di Trento e per giunta con quaranta giorni di ritardo rispetto a quelli, uguali uguali, consegnati ai terremotati dell'Irpinia (trenta anni fa...), dove il diversamente alto si prende tutti i meriti che non ha speculando sulle disgrazie altrui in prima serata come lo chiamate?
... o ci fate?
Il nuovo procuratore della Repubblica di Bari, fresco di nomina e proveniente da un incarico ministeriale, afferma oggi candido candido che "Da quello che viene pubblicato sui giornali è di tutta evidenza che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è assolutamente fuori da qualsiasi responsabilità penale".
Non c'era bisogno che ce lo comunicasse il procuratore della Repubblica, al quale comunque non spetterebbero tali dichiarazioni, visto che tutti noi sappiamo che la legge che mette in galera i clienti delle prostitute il ministro Carfagna l'ha proposta ma non è ancora riuscito a farla approvare (chissà perchè...)
Quello che sfugge, o che finge di sfuggire, è che ai critici del diversamente alto non interessa buttarlo in galera per qualche rapporto sessuale con signorine più o meno compiacenti, quanto il fatto che, ad esempio, per trovare il tempo di divertirsi, rinunciava con scuse di comodo agli impegni istituzionali (certo se fossi il presidente della Repubblica quella balla sullo stiramento muscolare del 17 dicembre, il giorno degli auguri formali di Natale, troverei bene il verso di fargliela ingoiare invece di predicare sobrietà...) e soprattutto il fatto che adesso a qualcuna di queste signorine potrebbe bastare alzare il telefono per far fruttare il proprio silenzio, rendendo così il diversamente alto, che è anche presidente del consiglio, non dimentichiamolo, in qualche modo ricattabile.
Non so se così è più chiaro, illustre procuratore della Repubblica: non lo abbiamo preso a calci per gli scandali sui fondi neri, sulla All Iberian, sulla corruzione dei giudici; perchè mai dovremmo pretendere la galera per un po' di sesso che Lui pensava non fosse neanche a pagamento?
Quello che più mi stupisce della vicenda Boffo-Feltri di questi giorni, al di là delle implicazioni più o meno gravi, della minaccia alla democrazia o alla libertà o a quant'altro, è la giustificazione che ci viene fornita dai pezzi da novanta della comunicazione governativa, fra i quali brillano quell'incivile maleducato di gasparri e quel voltagabbana prezzolato di capezzone.
Per simili fulgidi esempi di specchiata virtù infatti la responsabilità delle dimissioni di Boffo, come di tutta la vicenda, sarebbe del gruppo editoriale L'Espresso e della sua campagna diffamatoria nei confronti del premier.
Un po' come dire che se io tradisco mia moglie e qualcuno glielo racconta, poi io posso menare uno al bar che mi chiama infedele e dar la colpa di tutto a quello che ha raccontato le mie infedeltà a mia moglie.
Perchè di questo in realtà si tratta: il pdc (il diversamente alto come lo chiamano alcuni commentatori sul sito dell'Unità ) si è fatto beccare con le mani nella marmellata ("suvvia, ci sono foto e registrazioni!" ha affermato Benigni ieri al festival del PD), il gruppo L'Espresso gli chiede conto del suo comportamento (con le famose "dieci domande"), il direttore del quotidiano L'Avvenire (tra l'altro sostenitore del diversamente alto) dichiara che siamo al limite, il quotidiano di proprietà del fratello del diversamente alto avvia una campagna che sarebbe vergognosa perfino se le accuse fossero vere (e pare che non lo siano neanche un po', guarda te) che porta alle dimissioni del direttore medesimo e la colpa di chi è?
La colpa è del giornale che chiede al capo del governo il conto delle sue azioni, come usa ogni giornale in ogni paese che abbia l'ardire di definirsi democratico.
Un paese che quindi difficilmente rientra fra gli amici del diversamente alto: la Russia di Putin, la Libia di Gheddafi e l'Italia di Berlusconi.
Appunto.
Arrivando in spiaggia stamani non ho potuto fare a meno di notare che il tutto esaurito, atteso e finanche auspicato pure da parte di coloro che, come il sottoscritto, sarebbero pure disposti a rinunciare a parte dei benefici economici in cambio di un po' di mare tranquillo, non si è verificato.
Poichè non sopporto di restare nell'incertezza, cerco di capire se il buco di presenze sia determinato dalla crisi economica o dal fatto che il grosso dei vacanzieri quest'anno ha clamorosamente mancato la nostra ridente cittadina per concentrarsi su altri lidi.
Decido quindi di indagare e la prima fonte di notizie non può non essere il Televideo RAI dove, a pagina 144, leggo con un certo stupore che il weekend permane da bollino rosso ma sulle strade non si registrano ingorghi perchè i nostri concittadini hanno deciso in massa di aderire al piano alternativo delle partenze e degli itinerari, il che si configura come un grande successo del ministero dei Trasporti ed in ultima analisi del governo.
Ora, io sarò anche un antigovernativo per eccellenza, ma la tesi che il popolo dei vacanzieri, che dagli anni del boom economico ad oggi si è sempre contraddistinto per la coglionaggine con cui ha scelto date ed orari di partenza ed anche itinerari (aiutato in questo dal fatto che la maggior parte degli itinerari alternativi è, e rimane, tale solo sulla carta mentre nella realtà l'itinerario alternativo di fatto non esiste), quest'anno abbia, improvvisamente e contemporaneamente, deciso di uniformarsi ai criteri della partenza intelligente, mi pare assai difficile da digerire.
Figuriamoci ascrivere questa mancanza di (notizie sulle) code ai successi di un governo che non potrebbe non annoverare anche questo autentico trionfo a una catena di risultati clamorosi che, conseguiti in un solo anno, non può non essere definita leggendaria.
Leggendaria appunto come i successi e di trionfi medesimi, tanto strombazzati dalla propaganda di regime quanto invisibili ed intangibili dalla cittadinanza e dai comuni mortali.
"Ruotolo ha ottenuto l'autorizzazione ad allenare in B nella parte finale del campionato ma ciò non gli permette automaticamente di farlo anche in A. Esistono dei regolamenti e la sua posizione ne è fuori". Queste le affermazioni di Azeglio Vicini, già CT della nazionale, rilasciate in occasione della negata concessione della deroga a Gennaro Ruotolo, che voleva allenare il Livorno pur in possesso del solo patentino di seconda categoria.
Tutto bello e tutto vero, anzi tutto giustissimo.
Finalmente si applicano le leggi invece di derogare: bravo Vicini e brava la commissione tecnica!
Ma qualcuno vuole spiegarci quali meriti in più rispetto a Ruotolo possiede il signor Leonardo che, esattamente nella stessa posizione di Ruotolo (patentino di seconda categoria ed iscritto allo stesso supercorso di Coverciano cui è iscritto Ruotolo), allena allegramente i rossoneri via telefono quando è impegnato al corso?
Misteri dei regolamenti, o meglio dei potentati cui debbono obbedire coloro che i regolamenti sarebbero chiamati ad applicare.
... e voi nun siete un cazzo!
disse Alberto Sordi nei panni de "Il marchese del Grillo" e questa frase mi è venuta pari pari alla mente nel leggere le parole del compagno di cenette Napolitano, già emerito giudice della Corte Costituzionale, pronunciate stamattina per giustificare il fatto che mentre un quedam pretoruncolo ha l'obbligo di astensione se "è commensale abituale di una delle parti o di alcuno dei difensori" (art. 51 ccp) egli, in quanto giudice costituzionale, non lo ha.
"Il giudice costituzionale non è un giudice ordinario" propugna con forza, e su questo siamo tutti d'accordo; ma mentre lui intende "e quindi si fa i cazzi suoi e fa come cazzo gli pare, brutti stronzi comunisti che non siete altro", noi invece intendiamo "e quindi è soggetto a comportamenti molto più irreprensibili di un giudice ordinario, che non c'è neanche bisogno di traduirre in legge poichè, essendo un espertissimo del diritto, si presuppone che li capisca da solo".
Ma lui e quelli della sua schiatta, i Berlusconi e i Mazzella (che invece di fare tanto l'offeso farebbe bene a valutare quale discredito ha gettato sul più alto organismio di tutela costituzionale) di tutto questo se ne fregano bellamente; il loro comportamento è autoreferenziale e quindi già scusato dalla posizione che occupano.
Berlusconi disse "Non sono andato a letto con minorenni, altrimenti mi sarei dimesso immediatamente" e con questo intendeva: il fatto che sia ancora qui vuol dire che sono innocente e sono io che lo garantisco non dimettendomi (bello eh? Eppure nessuno lo ha mai preso a pomodorate per questo).
I nostri compagni di cenette Mazzella e Napolitano affermano "Noi siamo giudici costituzionali!" e con questo intendono: se ve lo diciamo noi che siamo imparziali, nonostante le cene, è vero; mica vorrete mettere in dubbio la parola dei giudici dell'alta corte?
Il bello della storiella è che, fra chi si indigna e chi non se ne cura, troppo pochi hanno, purtroppo, capito che questo giochetto è lo stesso del venditore di macchine usate (che tu non hai mai visto ne conosciuto) il quale ti rassicura sulla bontà dell'affare affermando che ti da la sua personalissima garanzia.
Al primo che con me tento il trucchetto risposi: "la tua personalissima garanzia? E tu chi cazzo saresti?".
La maggior parte del popolo italiano invece continua ancora a dire: "Ok, mi fido!"
Poco importa che si tratti di un venditore di auto o di un venditore di fumo.
Da un po' di tempo i servizi di protezione del nostro presidente del consiglio, inefficaci nel tenere i registratori fuori dalla sua camera da letto ma efficientissimi nel tenergli lontano i contestatori tanto da fargli credere di essere adorato dall'Italia intera, stanno perdendo efficacia.
Ieri per ben due volte, a Napoli e a Viareggio, al consueto bagno di folla adorante si sono mischiati rumorosi contestatori che hanno provocato al nostro non pochi fastidi.
Il TG1 non si è accorto di niente.
Anche con la pessima direzione di Clemente geimimun, fra un "panino" e l'altro, le notizie trapelavano; con Minzolini sembra di essere al TG di Pangloss: "tutto va per il meglio nel migliore dei mondi possibili".
Quello di Berlusconi, naturalmente.
Una notte di aprile mamma e babbo sono saliti in cielo per rubare una stella.
E sei arrivata tu.
Ti amiamo, dolce stellina!
Bello come il sole. Forte come un toro.
E prepotente come il tuo omonimo.
Ti amiamo, principino!
Weber:Dall'etica protestante allo spirito del capitalismo
Russell:Perchè non sono cristiano
Russell:Storia della filosofia occidentale
Kafka:Il processo
Masters:Antologia di Spoon River
Eco:Il pendolo di Focault
McBain:L'assassino ha lasciato la firma
Sprague deCamp:Jorian, re di Iraz
Grisham:La convocazione
Lescroart:Il tredicesimo giurato
Vandenberg:Cesare e Cleopatra
Brown:Angeli e demoni